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Diventare ghostwriter in Italia?

March 8, 2017

 

 

Non amiamo fare gli spocchiosi, né parlare male dei colleghi. 

Se qualcuno si sentirà offeso da queste parole, è perché forse non è un collega, ma uno di quelli che si spaccia per tale con zii e parenti a Natale.

 

Il mercato italiano offre ottimi scrittori a pagamento. Il problema è che questi pochi annegano sommersi da un mare di improvvisatori, che si autoproclamano ghostwriter senza aver mai scritto niente di leggibile (e pubblicato ancora meno).

Così facendo - aumentando la quantità dell'offerta e giocando al ribasso sui prezzi - ottengono come unico scopo quello di annegare le case editrici di libri di merda.

D'altra parte, ci sarà un motivo se nel resto del mondo occidentale, le tariffe per un ghostwriter sfigato e senza referenze partono da 40 - 50 mila euro (*Il nostro mercato di riferimento, ovvio, è quello di lingua anglosassone, tra Uk e America, e non il Paraguay, dove pure siamo sicuri che ogni giorno vengono prodotti ottimi libri).

In Italia, invece, si parte dai 300 euro. TRECENTO. Qualcuno con queste tariffe, su uno di quei siti in cui si gioca a fare la guerra tra freelance, lo si trova sempre. 

Ora. 

Trecento euro in nero, sono una cifra che non fa bene a nessuno. 

Non è una cifra che permette ad uno scrittore di dedicarsi testa-corpo sul libro per il tempo che un libro richiede. Non ti permette di pagare le bollette, quindi non ti permette di avere lo spazio nella vita per poterti dedicare a quello. E scrivere un libro tra un turno e l'altro all'Ikea non è cosa fattibile.  

È una cifra che consente solo lavori frettolosi e mai completi. (AVVISO: se risultano essere buoni prodotti, assicuratevi che non siano COPIATI!). 

Il libro sarà scritto bene? No.

Avrà stile unico? No.

Avrà lo stile della persona per cui si scrive? Men che mai.  

Sarà in grado di far arrivare il lettore a girare fino all'ultima pagina? No.

Sarà in grado di farsi notare da un editor annoiato e frustrato che si trova a dover scremare tra le decine di testi che affollano ogni giorno le cassette postali delle case editrici? Assolutamente no. 

 

Risultato?

I trecento euro investiti sono trecento euro buttati. Un libro da trecento euro non vale nemmeno la carta su cui è stampata (perché con la carta da libri, si sa, gli aereoplanini non volano bene).

Un libro da diecimila, scritto da chi fa questo per mestiere, può valere dieci, venti volte l'investimento economico. Sul piano del prestigio personale, centuplicate. 

Per un wannabe ghostwriter, è facile celarsi (almeno così crede il furbacchione) sotto una coltre di finto segreto professionale, della serie "guarda non posso dirti per chi ho scritto però ti posso dire che ha vinto sette motomondiali però shhh". 

Come si fa, allora, a distinguere quelli seri da quelli no? 

Primo: ci sono le referenze. Non a tutti interessa far scomparire il nome del vero autore del testo, e spesso basta dare un'occhiata alla pagina dei ringraziamenti. Se sei un grande chef, la gente lo sa che forse l'unica penna con cui te la cavi è quella al pomodoro.

Secondo. Prova a chiedere: il suddetto wannabe ghostwriter da 300 euro se la sentirebbe di impegnarsi a firmare un contratto in cui lo si obbliga a consegnare in 30 giorni un libro buono, finito, editato, stampato? 

Prima di ascoltare la sua risposta, guarda il colore della sua faccia. 

E poi contattaci. 

 

 

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